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Da Visitare

L’uomo di oggi ripete e calca l’uomo di ieri, vive le sue stesse ansie, i suoi timori, sente le sue stesse gioie e consolazioni, vive gli stessi momenti di paure e di speranze. L’uomo che ieri, in segno di omaggio al Creatore, ha innalzato splendide chiese e monumentali luoghi di preghiera, è lo stesso che costruisce chiese ed eremi ancora oggi, luoghi in cui lo spirito trova la sua pace, isolati o, anche se nelle piazze, lontani dal grigiore del mondo fatto di affanni e preoccupazioni. La fede, il sentimento religioso, ciò che da sempre ha affannato le menti migliori alla ricerca della verità. L’anelito religioso è ciò che conduce l’uomo alla scoperta di se stesso, a quei valori unici ed immutabili nei secoli. Chiese, santuari, meraviglie per gli occhi e per lo spirito, da rispettare e da amare, per conservarle ancora così belle a chi verrà dopo di noi.

 

LA CATTEDRALE

Antica sede vescovile, la cattedrale ha un elevato valore storico, culturale e artistico. Conserva ancora oggi un impianto basilicale di tipo romanico anche se i numerosi interventi, eseguiti in tempi diversi, hanno lasciato alla chiesa un aspetto tardo rinascimentale. Le sue origini si fanno risalire ad un’epoca precedente il 900. Infatti, da documenti storici risulta che tra i 18 vescovadi distrutti dai saraceni tra il 460 ed il 1000 vi fosse anche il vescovado di Strongoli.
L’interno è a tre navate con cappelle laterali. La decorazione murale, in cui dominano il verde e l’azzurro cupo, è dipinta a losanghe colorate e croci di gusto orientale. Di particolare valore affreschi, arredi e dipinti: lo stemma del vescovo Morelli, tele della scuola di Mattia Preti, altari di marmo. In passato, sul fronte della cattedrale, era possibile ammirare le Chiavi di San Pietro e la Spada di San Paolo. Sempre al suo interno sono conservate quattro lapidi marmoree e su una di esse è inscritto il testamento di Magno Megonio, patrono municipale, con il quale la Repubblica Petelina riceveva in eredità un capitale di 10 mila sesterzi, un predio, una vigna e parte di un fondo.

 

SANTA MARIA DELLE GRAZIE

La sua prima fondazione si fa risalire al 1300. La chiesa, denominata Santa Maria de Planètis o Santa Maria Vecchia per distinguerla da quella attuale, insieme al convento, eretto per i terziari regolari di San Francesco, sorgeva fuori dall’abitato, nella località Pianette. Intorno al 1500 fu ricostruita tra le mura della città, in località Motta. Architettonicamente si presenta con facciata a spioventi e torre campanaria. Sul lato sinistro è ubicato il convento con chiostro interno, oggi adibito a caserma. L’interno della chiesa è a navata unica con otto altari laterali, inscritti in arconi ciechi, previsti, probabilmente, per essere sfondati ed ampliati con cappelle. Il pavimento è in maiolica seicentesca.

Di notevole valore i quadri, dipinti su tela ad olio, del secolo XVI – XVII, di autori ignoti e la statua di marmo della Madonna col Bambino. Importante il quadro raffigurante la Madonna delle Grazie del sec. XV, dipinto su legno, probabilmente della Scuola d’arte rinomata della Puglia e della Sicilia.

La chiesa è dedicata a S. Maria delle Grazie, patrona del paese, alla quale sono dedicati festeggiamenti solenni nel mese di Agosto di ogni anno. Le celebrazioni religiose iniziano il primo giorno d’agosto con la “quindicina”, annunciata con fuochi d’artificio, durante la quale si recitano ogni giorno il Santo Rosario e la Santa Messa. A partire dal giorno tredici, iniziano anche i festeggiamenti civili. Il quindici mattina, la statua della Madonna viene portata in processione per le vie del paese, nel pomeriggio si celebra la Santa Messa, la giornata si conclude in serata, allietata con festa di piazza e fuochi d’artificio. In passato l’ultimo botto dei fuochi era detto “il botto dei debiti”, poichè il quindici Agosto rappresentava anche la scadenza dei debiti.

 

Poesia dedicata alla Madonna delle Grazie dalla pietà popolare dialettale

Bon giornu ara Sacra Regina,
bon giornu Sacra Regina
vi saluta a serva voscthra,
e v’adura e m’inchinu
bon giornu Sacra Regina.
A ri pedi i ra Madonna
belli rosi ca ci stannu,
e ci stannu rosi intornu,
salutamu a Madonna
e ci stannu rosi e gigli
salutamu a mamma e ru figghju.
Madonna i ri Grazzi,
ara vucca porti grazzi,
a ri mani rosi e ghjuri;
cuncedimi sa grazza
p’tutta sta simana,
u primu sabtu ca vena,
ti diunu senza pani.
( Autore ignoto )


SANTA MARIA DELLA SANITÀ
In passato era denominata Chiesa dell’Annunciazione, ed in essa, nel 1593, fu eretta la confraternita laicale dei morti, avente il precipuo compito di raccogliere le elemosine per i poveri e seppellire i morti. Successivamente, nel 1617, la chiesa per volontà del vescovo Sebastiano Ghisliero, fu fatta riedificare ed accanto ad essa fu eretto l’Ospedale ed il Monte di Pietà, oggi non più esistenti.

A partire da questo periodo la chiesa, unica in Strongoli ad avere una cupola sul presbiterio di stile bizantino, viene indicata nelle fonti come Chiesa della Sanità. Dell’intero complesso, il campanile è l’unico elemento meno rimaneggiato. Presente al suo interno la Madonna degli infermi o della sanità sull’altare maggiore, firmata da Francesco Santacaterina, del 1855 e, sull’altare laterale sinistro, Santa Lucia di Francesco Basile, datata 1883.

 

CHIESA DEL PURGATORIO

La sua costruzione sembra risalire al 600. Al suo interno vi sono due altari, di cui uno dedicato a San Giuseppe e l’altro alla Buona Morte, raffigurata da un teschio in teca di vetro.

 

SAN FRANCESCO DI PAOLA

Piccola chiesa sita in Piazza Vinci, con tetto a capanna e facciata semplice. All’interno troviamo un dipinto ed una scultura lignea raffigurante San Francesco di Paola, la statua di gesso di Santa Rita ed un crocifisso in cartapesta stuccato e dipinto. Altre chiesette simili sono: San Gaetano in Via Provvidenza, la chiesetta degli Agostiniani, accorpata al Palazzo Romano e la chiesetta della Madonna della Catena sita nella omonima località.

 

S. TERESA D’AVILA

La chiesa, ubicata nella frazione Marina, in Viale Macaone, ancora in fase di completamento, si affaccia direttamente sul mare. Il luogo di culto ha una struttura moderna, il suo interno presenta un’unica navata, le pareti sono affrescate con scene di vita della santa “mistica”, proclamata dottore della Chiesa, riformatrice dell’ordine delle Carmelitane Scalze. L’altare, scolpito in legno, raffigura l’Ultima Cena; adorna la parete centrale un crocifisso ligneo, semplice ma d’effetto, più in basso, il Tabernacolo, sovrastato da piccolo ma radioso mosaico azzurro. In fondo alla navata, è ospitato il coro con struttura semicircolare, al cui centro si erge il fonte Battesimale in marmo di Carrara. Il piano superiore accoglie i locali dell’oratorio, dedicato a S. Giuseppe Artigiano, centro di un’intensa attività parrocchiale.

 

SANTUARIO DELLA MADONNA DI VERGADORO

Piccolo santuario seicentesco, indicato nelle fonti come santuario di Santa Maria Virgae Aureae, volgarmente detto di Vergadoro, immerso nell’azzurro del mare e nel verde della natura circostante, situato su di una ridente collinetta che domina dall’alto il territorio della Marina di Strongoli. Sulla Madonna di Vergadoro si tramandano diverse leggende, una di queste, che nella tradizione popolare incontra maggiore favore, narra che, tanto tempo fa, una notte di tempesta sconvolse il cielo, la terra e il mare. Alcuni pescatori, usciti nella notte per pescare, si trovarono in balìa delle onde furiose; in preda alla disperazione, invocarono a gran voce la Madonna, e subito le acque si chetarono; i pescatori, ancora tremanti di paura, una volta a riva, si accorsero che nelle reti c’era una tela raffigurante una Madonna con una verga d’oro in mano.

Portarono a casa la tela e la conservarono in una vecchia cassapanca, con la promessa di incorniciarla ed appenderla al muro. Ogni notte, però, la Madonna appariva in sogno al pescatore più anziano; si mostrava sempre con la sua aurea bacchetta sulla collina di fronte al mare, proprio nel punto dove i pescatori sbarcarono salvi. Il marinaio, turbato dal ricorrente sogno, radunò tutti i pescatori, che presto edificarono sull’altura una piccola chiesa a ricordo del miracoloso salvataggio. La Beata fu chiamata “Madonna di Vergadoro”, e lo stesso nome prese la suggestiva collinetta sulla quale sorge il santuario. Secondo un’altra leggenda, al tempo delle incursioni saracene, alcuni pescatori, disperati per i continui attacchi, si rifugiarono sulla collina che, ancora oggi, si affaccia sul mare come una sentinella naturale.

Qui i marinai pregarono e sperarono nella salvezza, che presto arrivò con la fine delle scorrerie dei musulmani. I pescatori, grati alla Madonna per la sua protezione, vollero ringraziarla con un segno che potesse restare nel tempo: costruirono in suo onore, nel luogo in cui avevano trovato riparo, un tempietto.

Questa leggenda non spiega l’origine del nome Vergadoro; si suppone che i pescatori abbiano fatto dipingere l’immagine di una Madonna che, con la sua divina bacchetta, allontanasse dal mare e dalle campagne circostanti, ogni pericolo.

Ancora oggi, la devozione verso la Beata, protettrice dei marinai, dei campi e degli uomini che la coltivano, è fortemente sentita; da tempo immemorabile, in occasione della festa dell’Ascensione, il verdeggiante sito è meta di pellegrinaggio. Infatti, nel mese di Maggio di ogni anno, nei dieci giorni che precedono la festa dell’Ascensione, i pellegrini si recano al santuario per trascorrere un’intera notte di preghiera, “a nottata”; il giorno dopo, nel pomeriggio, la statua della Madonna viene portata in processione a Strongoli su di un autocarro (in passato su di un carro trainato da buoi) festosamente addobbato, impreziosito da fiori e coperte pregiate. Nei nove giorni seguenti, nelle chiese del paese, i fedeli partecipano alla “novena” innalzando a “Santa Maria della Verga d’oro”, inni e preghiere. Il giorno dell’Ascensione, la Beata Vergine fa ritorno al santuario, accompagnata da una moltitudine di fedeli in processione; qui, nell’affascinante scenario del luogo, si trascorre l’intera giornata tra momenti di preghiera, divertenti giochi e consumazione di succulenti “pranzetti” a sacco.

 

CHIESETTE RURALI

Molto graziose ma abbandonate, sono le chiesette site nelle campagne di Strongoli. Le chiese dedicate a San Giuseppe, Sant’Antonio e San Francesco sono ubicate al Varco, nei pressi di Murge, ampio altopiano con pendici scoscese, sito a Nord del fiume Neto, San Jacopo in località Battaglia, una chiesetta dedicata alla Madonna in località Dattilo e un’ultima chiesa all’interno dello splendido castello di Fasana.

 

LE SANTE CROCI E GLI ALTAROLI

Costituivano una sorta di cintura di sicurezza sacrale per la comunità, situate ai confini della città per difendere i fedeli dal maligno. In particolare, esse sorgevano dove non vi erano chiese immediatamente vicine e la loro presenza serviva a santificare spazi vuoti di sacralità e di conseguenza pericolosi da attraversare. Attualmente, nell’altarolo sito in località Lunaggia e Via Rosario, il Venerdì Santo, viene allestito un giardino in miniatura, con vasi di grano o ceci fatti germogliare al buio e adornati con fiori.

Conventi:
Anche se dell’antica bellezza dei conventi di Strongoli ormai non restano che pochi ruderi, al loro interno fioriva la gloria del monachesimo, che dava alla vita santi, eroi e poeti. Con l’abolizione del feudalesimo, anche a Strongoli furono soppressi tutti i conventi. Una soppressione decisa per il fatto che i padri del convento dell’Incoronata di Avellino avrebbero fornito a Fra Diavolo un sicuro rifugio.

CONVENTO DI S. ANTONIO O SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Eretto intorno al 1300 dai Frati minori, a partire dal 1441 passò ai Terziari Minorili e poi ai Francescani conventuali. Venne soppresso nel 1809.

CONVENTO DEI CAPPUCCINI

Fondato intorno al 1614 poco fuori le mura della città. Secondo quanto emerge da documenti storici, la costruzione del convento fu voluta dal vescovo della città Sebastiano Ghisliero, mentre le spese per la costruzione della chiesa, annessa al convento e dedicata a San Francesco d’Assisi, furono pagate dal Principe di Strongoli Annibale Campitello, che in essa volle essere sepolto. Il convento fu soppresso nel 1810.

CONVENTO DEI DOMENICANI

Dedicato a San Domenico, fu fondato nel 1573. Poiché in esso risiedevano pochi religiosi, era detto vicariato. Fu soppresso nel 1808

CONVENTO DEGLI AGOSTINIANI

Secondo l’Adelardi, nel 1531 gli Agostiniani fondarono il convento dedicato a Santa Maria della Grecia che nel 1573 passò ai Domenicani. Più tardi, nel 1598, gli Agostiniani Zumpani – così nominati in memoria del loro beato agostiniano Francesco Zumpano – si stabilirono nelle adiacenze della città e fondarono un nuovo convento, nominato S. Maria del Popolo. Anche questo convento fu soppresso nel 1808.

 

Il Castello

Volendo tracciare un itinerario per il visitatore, potremmo iniziare dal Castello, di epoca giustinianea, sovrastante la città, di forma rotonda, con quattro torri angolari. Esso ha avuto nel corso dei secoli diversi rifacimenti, appartenne ai tanti Feudatari succedutisi, e, nell’Ottocento, fu adibito a carcere. Continuando il nostro percorso, lo sguardo si perde tra le caratteristiche viuzze del centro storico, intrise di ricordi delle antiche civiltà che in questa terra vissero prima di noi.

Si prosegue fino a giungere alla grande Chiesa dei SS. Pietro e Paolo, dalla cui piazza si può ammirare lo straordinario paesaggio con il Neto, le verdeggianti e spettacolari colline, e più in là, in fondo, la meravigliosa Sila. Percorrendo una delle tre vie che dalla piazza si dipartono, si arriva alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie, dietro la quale il pellegrino potrà rinfrancare corpo e spirito nella tranquilla villetta del Popolo.

Ma il viaggio non finisce qui, andando ancora avanti, ci si può imbattere in mille diversi reperti, testimonianza di storia e ricchezza. Nè da trascurare la visita di siti archeologici di particolare interesse storico, quali: le Murge (luogo, dove secondo autorevoli studiosi, sembra sorgesse Macalla o Chone), interessanti le necropoli romane del II sec. d.C. e la strada “Claudio Marcello” che da fondo castello conduce alle Murge. Degna di nota la Pietra del Tesauro, da molti considerata tomba di Marcello console romano e il casino di Fasana, entrambi ubicati nei pressi dell’Oasi Naturale Fiume Neto, zona incontaminata meglio conosciuta come “ il Pantano”.

E non può mancare, alla fine di questa passeggiata nella leggenda e nella storia, un bagno nelle fresche e limpide acque della Marina, dove scenari da favola aspettano gli amanti della natura.

 

“L’Oasi Marina”
Percorrendo qualche chilometro lungo la “soleggiata” S.S 492, si raggiunge la Marina di Strongoli, frazione del paese, meta di numerosi turisti durante il periodo estivo. Nell’incantevole scenario naturale, una selvaggia e splendida vegetazione color smeraldo, spiagge bellissime, ampie ed assolate, lunghe distese sabbiose, il cui soffice candore evoca paesaggi tropicali, un mare meravigliosamente azzurro e cristallino, così limpido e spumeggiante che è un invito a tuffarsi, caratterizzano queste rive, luoghi di storia e di leggende.

 

“La nave Petrarca” e “l’antico porto di Macalla”
Durante il secondo conflitto mondiale, il cristallino mare di Strongoli, fu teatro di un’immane tragedia in cui persero la vita molte persone.

Il 10 Febbraio del 1943, la nave Petrarca, partita da Taranto alcuni giorni prima, per sfuggire agli attacchi aerei nemici, si arenò nelle acque di Strongoli, nei pressi dell’attuale Viale Magna Grecia. Nei giorni seguenti, a causa del forte vento di tramontana, fu impossibile per i soccorritori disincagliare la nave, che le forti onde avevano inclinato sul lato sinistro. Il 15 Febbraio, verso le ore diciotto, nel paese, si udì un rumore fortissimo ed un violento spostamento d’aria, tale da far spalancare le imposte delle case; la nave, carica di munizioni e con tutto il personale militare a bordo, veniva silurata, i suoi frammenti furono scaraventati sulla costa e sulle alture circostanti, solo pochissime persone ebbero miracolosamente salva la vita.

Per non dimenticare l’enorme sacrificio di vite umane ma anche le atrocità delle guerre, nel cimitero del paese è stato eretto un monumento “ai caduti della nave Petrarca”, presso il quale, in occasione del 4 Novembre di ogni anno, si svolge una cerimonia ufficiale di commemorazione.
Nuotando nei fondali delle pescose, trasparenti ed effervescenti acque della Marina, si possono ammirare anche i resti dell’antico porto di Macalla.

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